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Shao Lin Quan

La Tradizione di Shaolin
Bodhidharma
La Cultura Marziale di Shaolin



Shao Lin Quan


LA TRADIZIONE DI SHAOLIN
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Sulle montagne di Song, a poco più di 80 chilometri da Zheng-Zhou e a 60 da Lou-Yang, nella provincia di Honan (o Henan, a seconda delle trascrizioni), sorge un famoso tempio buddista, costruito nel lontano V secolo dopo Cristo.
E' l'antico monastero di Shaolin. In questo luogo esisteva precedentemente un eremo, costruito all'incirca un secolo a. C. Il tempio di Shaolin è situato a circa 600 km. a sud di Pechino, al centro di quello che una volta si chiamava Impero di Mezzo. la città di Louiang, situata circa 60 km. da Shaolin, sarà d'altronde la capitale dell'impero degli Han dell'Est (inizio dell'era cristiana) fino alla dinastia Tang (618/907), vale a dire per un millennio circa. Questo luogo è uno dei più sacri di tutta la Cina, e quattro catene montuose si estendono ai quattro punti cardinali. Al centro si trova il Song Chang (la montagna del centro) che per i cinesi rappresenta il centro del mondo.
E' qui, ai piedi del versante ovest, che 'imperatore Hsiao Wen fa costruire nell'anno 495 (altri fanno risalire la fondazione al 477). il tempio di Shaolin, in onore di un monaco indiano, Batuo (Fo Tuo in cinese) il "Grande Monaco", divenuto in seguito il centro dei monaci indiani venuti ad aiutare gli studiosi cinesi a tradurre dal sanscrito i testi sacri del buddismo appena propagatosi nell'Impero di Mezzo. Il nuovo tempio ha il nome di Shaolin Shi, il Monastero della piccola foresta, e l'imperatore gli conferisce il titolo di Shi Yi Tien "primo monastero sotto il cielo". Il monastero fu edificato in un periodo in cui il buddismo era già diffuso in Cina. Solo le località di Shen-Si e Shang-Tung infatti, contavano più di due milioni di monaci buddisti di entrambi i sessi, distribuiti su circa 30.000 monasteri. Pare che all'epoca almeno nove famiglie su dieci professassero questo credo, o che fossero in frequente contatto con i religiosi.
Si racconta che fu proprio in quel tempio che a opera di un altro monaco indiano, Bodhidharma di Madras, dopo una meditazione durata 9 anni, nascesse la disciplina denominata Chan (Zen in giapponese), la suggestiva forma di Buddismo della tradizione Mahayana.

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BODHIDHARMA
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Primo abate del monastero fu Ba Tuo. In seguito arrivò al tempio un altro indiano, Bodhidharma (nel 520), meglio noto in Cina come P'u T'i Tamo o Damo e in Giappone come Daruma, fondatore della setta Chan (Zen).
C'è chi sostiene fosse iraniano, piuttosto che indiano. Ciò non deve stupire poiché in passato i persiani ebbero numerosi contatti con la Cina, specialmente i religiosi e i mercanti, nomadi per professione. Da questi, i giovani sovrani d'oriente appresero che al di là del loro regno ve ne era uno altrettanto immenso e potente, detto l'impero di Roma. Bodhidharma era figlio di un sovrano della provincia di Madras. In India studiò sotto Prajnatara, 27° patriarca dopo il Buddha e considerato, quindi, suo discendente spirituale. Dopo la morte del maestro, Bodhidharma divenne il suo successore e fu nominato quindi 28° patriarca del Buddismo Mahayana (del grande veicolo). Giunto in Cina si accorse che negli ambienti buddisti la gente era interessata solo agli studi filosofici e Bodhidharma disapprovò con decisione la tendenza del tempo. I suoi primi incontri con gli eruditi cinesi gli causarono profonda delusione; cercó di esporre le sue concezioni ma si scontró con una assoluta incomprensione.
La leggenda narra che Damo andó ad abitare in una caverna isolata sulla vetta della montagna alle spalle di Shaolin e lì trascorse 9 anni, seduto, immobile, in meditazione dinanzi a una grande pietra. Fu per compensare l'immobilità della meditazione che Damo e i suoi discepoli tra cui il suo prediletto, che una volta si mozzó un braccio pur di attirare l'attenzione del maestro, svilupparono una serie di esercizi intesi a tonificare i muscoli atrofizzati. La leggenda vuole che fosse Bodhidharma il creatore della prima forma dello Shaolin gong fu; ma, secondo alcuni documenti storici, la pratica delle arti marziali a Shaolin era già una consuetudine.
Pertanto, quando Damo giunse al Tempio queste pratiche erano già accettate. Nulla ci permette di affermare che il Patriarca indiano insegnò arti marziali, né tanto meno che ne fosse l'inventore. Piuttosto, egli introdusse uno spirito nuovo nel praticare queste discipline, finalizzandole soprattutto allo sviluppo armonico dello spirito e del corpo. La meditazione imponeva inoltre lunghi periodi di immobilità nella posizione seduta a gambe incrociate, causando intorpidimento fisico e sonnolenza. Per ovviare alle lunghe ore di immobilità, per favorire la triplice armonia tra mente, respiro e corpo, per frenare le tendenze aggressive e per tonificare i corpi altrimenti inattivi, Damo incoraggiò sicuramente l'addestramento fisico. Lui stesso probabilmente, creò una serie di movimenti capaci di apportare rimedio, ricordando i precetti dei suoi maestri indiani, secondo i quali esercizi fisici e respiratori dello Yoga possano vincere i mali del corpo e tonificare la spirito.
Pare che Damo fosse il creatore di 18 esercizi descritti in un manoscritto, lo Yi Jin Jing, che costituirono in nuce il metodo Shaolin, gli Shin Pa Lohan Shou, cioé "le diciotto mani dei discepoli di Buddha". Seppure erroneamente, la Shin Pa Lohan Shou é ritenuta da molti studiosi la progenitrice di tutte le arti marziali cinesi. Tale disciplina, che comprendeva esercizi ginnici combinati con particolari metodi di respirazione fu impiegata dai monaci principalmente come attività salutare. Il metodo che emerse dal tempio di Shaolin è secondo alcuni esperti il capostipite del wai-jia o famiglia esterna della boxe cinese. Noto per l'allenamento durissimo, lo Shaolin si concentrava ad aumentare la velocità, la forza e l'elasticità; da esso derivano il Karate di Okinawa e le arti marziali coreane. La presenza di Bodhidharma nel monastero di Shaolin, con il suo innovativo messaggio religioso, stravolse i modelli usuali adottati presso le altre comunità monastiche di concepire la pratica religiosa, e contribuì decisamente all'evoluzione delle arti marziali nel monastero.
In seguito tali tecniche vennero sostituite da movimenti di tipo pugilistico o schermistico, usati per respingere gli invasori e i nemici degli imperatori delle varie dinastie. Alcune tecniche derivarono dall'idea dei monaci di osservare gli animali e di imitarne l'agilità, l'equilibrio, nonché i metodi difensivi. Ritenute attività ricreative e in alcuni casi discipline paramilitari al servizio dei regnanti, queste arti di combattimento furono usate anche per scopi diversi. Ad esempio per difendere i templi buddisti dalle angherie e persecuzioni degli stessi sovrani cinesi. Nell'anno 845 infatti, l'imperatore Wu Cong, usando metodi coercitivi, fece chiudere 4.600 edifici religiosi e rimandò alle loro case oltre 260.000 bonzi (fortunatamente due anni più tardi il suo successore ristabilì la pace, concedendo al popolo nuove pagode, numerosi conventi e ampia libertà di culto. Tuttavia un maggiore splendore lo si ebbe con la dinastia dei Ming, dal XIV al XVII secolo). Incendi saccheggi e rivoluzioni costrinsero i monaci a vivere a lungo di stenti e sacrifici, spesso nascosti, allo scopo di evitare pesanti condanne quali l'esilio a vita o addirittura la morte. Un continuo alternarsi di vicende storiche che, se da una parte causarono quasi l'estinzione totale dei religiosi o minarono l'esistenza del tempio di Shaolin, dall'altro ne accrebbero certamente la fama.

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LA CULTURA MARZIALE DI SHAOLIN
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Secondo un antico detto: "tutte le arti marziali sono nate a Shaolin". Certo, la realtà è un pò diversa, ma questo detto ci fa capire l'importanza del tempio di Shaolin per quanto riguarda le arti marziali. La storia e la leggenda concordano per fare del celebre monastero il centro dello sviluppo del gong fu cinese.
Fin dal passato la gente si riferiva al tempio di Shaolin come centro di cultura guerriera in cui lo studio dei manoscritti dei maestri del passato si alterna alla strategia e alla tattica sul terreno. Antica di 1500 anni, la scuola di questo centro religioso è alla base di ogni arte marziale dell'Asia e soprattutto è Il sancta sanctorum delle arti marziali cinesi. Se non è vero che Shaolin è "la madre di tutte le arti marziali", sicuramente è stato un centro di studio e sviluppo di molti degli stili ancora adesso praticati. Successivamente, altri monaci combinarono quegli insegnamenti con i metodi di lotta locali, dando vita a un metodo originale di allenamento; la tecnica di combattimento utilizzata anche come pratica di meditazione. Questo metodo può riassumersi in una serie di principi:
la conoscenza delle leggi universali della natura (il Dao); lo sfruttamento tanto della forza e del dinamismo quanto della cedevolezza e dell'inerzia (lo yin e lo yang); la concentrazione del pensiero sul "vuoto" e la negazione dell'Io; l'imperturbabilità di fronte alla morte; l'azione spontanea che non attende l'intervento della volontà la disciplina dei muscoli, della mente e del respiro per coordinare tutte le forze e moltiplicarle attraverso l'addestramento del Qi, l'energia concentrata nel basso addome. Da allora le arti marziali divennero parte integrante della formazione e dell'addestramento di tutti i monaci, creando un fatto senza precedenti nel mondo buddista Quelle primitive pratiche, benché costituissero il nucleo e l'origine di tutti gli stili di Shaolin, erano ancora lontane dall'essere un sistema integrale di combattimento.

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